Intervista al Presidente della Iaam Prof.ssa Patrizia Scarano

Prof.ssa Patrizia Scarano

I bambini e la musica sono buoni amici: ogni genitore sa che, sin da piccoli, i bambini amano cantare e muoversi al ritmo della musica. Ma la musica ha anche effetti benefici sullo sviluppo cognitivo, aumenta le capacità creative, di concentrazione e di immaginazione e sviluppa la memoria. La musica è quindi un ingrediente fondamentale della crescita del bambino, sin dalla nascita. Già nell’utero materno i bambini sono in grado di sentire il ritmo del battito cardiaco della mamma e di ascoltare suoni e melodie. Alla nascita il neonato è in grado di riconoscere la voce della mamma e dimostra di preferirla ad altre voci, inoltre sa riconoscere le melodie che la mamma cantava o ascoltava in gravidanza. Dopo la nascita, quindi, e sin dai primi giorni di vita, la musica è un potente stimolo alla crescita armoniosa, fisica e psicologica del bambino, come dimostrato da numerosi studi di neurofisiologia e psicologia. La musica ha un potente impatto emotivo, inoltre lo studio della musica per i bambini può essere considerato un’esperienza motoria e multisensoriale che aiuta nello sviluppo del linguaggio e nell’arricchimento del vocabolario. Ciò significa che l’insegnamento della musica, a seconda che avvenga in età più o meno precoce, avrà un forte impatto sullo sviluppo cerebrale e per questo motivo tanto più precocemente i bambini entreranno in contatto con la musica, maggiori saranno i benefici. La musica dunque sarebbe in grado di esercitare un effetto benefico sulla plasticità cerebrale e sulle abilità cognitive e fisiche, che perdurerebbe anche in età adulta. La maggiore apertura alle nuove esperienze riscontrata in chi studia musica sarebbe correlata ad una curiosità intellettiva più spiccata. Lo studio di uno strumento musicale offre inoltre al bambino l’opportunità di esprimere se stesso e di sviluppare una propria identità, ed imparare a fare musica con gli altri bambini può insegnargli la disciplina e il rispetto verso gli altri, oltre ad aumentare le capacità comunicative e l’autostima. Esistono diversi metodi di insegnamento della musica adatti ai bambini, ognuno con un proprio sistema e precisi e definiti obiettivi. Ne abbiamo parlato con Patrizia Scarano, docente di violino presso il Conservatorio di Napoli e presidente della IAAM – Italian Association for Arts and Music, sita in via Cisterna dell’Olio n.18 a Napoli. 

A che età un bambino può essere considerato pronto ad imparare a suonare uno strumento musicale?

“Musicalmente non esiste un’età precisa per cominciare a conoscere e studiare uno strumento musicale, si pensa che l’età della scolarizzazione (circa 6 anni) sia buona per poter iniziare. Il mio suggerimento è quello di preparare il bambino seguendo un iniziale percorso di avvicinamento allo strumento”.

Esistono dei segnali grazie ai quali un genitore può accorgersi che il proprio figlio ha una particolare propensione per la musica?

“Alla nascita tutti reagiamo a dei semplici stimoli musicali, quali ad esempio muoversi sentendo una musica o canticchiando una canzone, sono i primissimi segnali che ci lasciano pensare ad una particolare propensione per la musica. Cominciare presto e bene l’alfabetizzazione musicale è cosa buona e giusta, ma suggerisco di affidarsi ad esperti del settore. Secondo la mia idea di didattica, tutti possono avvicinarsi alla bellezza della musica, lasciandosi guidare nel modo più corretto, naturale e adeguato possibile”.

Quali strumenti musicali sono più adatti ai bambini e a chi come loro è alla primissima esperienza?

“Il primo strumento musicale utile da esplorare ed usare per conoscere argomenti musicali, è il nostro corpo. Grazie a questa prima conoscenza e seguendo la mia idea metodologica de “I Linguaggi Musicali” riusciamo ad avvicinare naturalmente tutti alla prima conoscenza musicale, la mia idea è che l’essere umano è esso stesso musica”.

Che vantaggi psicofisici può apportare l’approccio musicale nei bambini di tutte le età?

“Tanti sono i vantaggi e non solo psicofisici, provo ad elencarne alcuni; il coordinamento, la manualità, la socializzazione, l’aggregazione, l’ascolto, il rispetto delle regole, e tanti altri…”

Esistono studi che approfondiscono questo argomento dal punto di vista terapeutico?

“Certamente, la musicoterapia è un approccio utilizzato sia a livello educativo che riabilitativo e terapeutico; essa si basa sulla comunicazione non verbale”.

In conclusione, a chi e perché lei consiglierebbe l’apprendimento musicale in età pediatrica?

“Il mio consiglio è rivolto a tutti, ma è doveroso distinguere due fasi, importanti per avviare una sana e benefica conoscenza musicale: la prima forma di apprendimento musicale è affidata all’educazione musicale, a cui tutti possono accedere e l’età non è assolutamente un limite; la seconda, invece, riguarda la formazione musicale, in questo caso ci si avvia ad un discorso professionale e bisogna fare molta attenzione alla selezione dei partecipanti, perché ovviamente non è un percorso aperto e consigliato a tutti”.

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